Da robot antipandemia per gli ospedali a guide turistiche per i musei torinesi

Avevano consentito ai parenti di incontrare i propri familiari ricoverati negli ospedali torinesi.
Oggi quegli stessi robot dal dolcissimo cuore intriso di 5G ed intelligenza artificiale hanno varcato le porte della GAM e di Palazzo Madama a Torino, permettendo a visitatori a chilometri di distanza di far muovere loro passi tra le sale e le teche delle due note istituzioni museali.
Un modo per incrementare l’accessibilità dei luoghi culturali anche a visitatori disabili e/o impossibilitati a recarsi fisicamente in sede.

Scopri Firenze e la Galleria dell’Accademia con le app Enjoymuseum

Un tour cittadino studiato per chi vuol immergersi nel fascino di Firenze evitando lunghe file, lasciandosi ammaliare dai tesori custoditi all’interno della Galleria dell’Accademia, tra cui il David di Michelangelo.
Per poi compiere un viaggio nel centro storico cittadino, raggiungendo Piazza Signoria, dove sorge Palazzo Vecchio, ammirando le sculture della Loggia dei Lanzi, scoprendo Piazza del Duomo ed ascoltando curiose storie sul Battistero, sulla Cattedrale di Santa Maria del Fiore e sulla splendida cupola del Brunelleschi.
L’app è sviluppata da Enjoymuseum per Musement.

Le ricostruzioni tecnologiche per tutelare i beni UNESCO in pericolo

Sono ben 53 i siti patrimonio UNESCO inseriti nella lista dei patrimoni in pericolo, a causa del loro rischio di esser distrutti dal tempo, da disastri naturali o conflitti bellici.

Ma la tecnologia sviluppata dall’architetto Jelena Popovic, in collaborazione con l’agenzia assicurativa Budget Direct, ci aiuta oggi a ricostruirne l’aspetto originario senza creare ulteriori danni.

Ancora su Chiara Ferragni ed i social museali: un’intervista a Jacopo Veneziani

Torniamo sui temi che hanno tenuto banco in ambito culturale negli ultimi dieci giorni: Chiara Ferragni, gli Uffizi, influencer ed i social museali.
E lo facciamo proponendovi un’interessante intervista dell’Huffington Post a Jacopo Veneziani, il giovane dottorando piacentino dal profilo Twitter visitato da oltre 25mila follower ed autore del volume “Divulgo. Le storie della storia dell’arte”.
Questo perché, se ben gestita, la comunicazione in ambito culturale può davvero contribuire al rilancio del nostro patrimonio. E, secondo Veneziani, passando dalla società di Benjamin a quella di Chiara Ferragni, “una non cancellerà l’altro. Penso che la natura dell’arte sia democratica, universale e interattiva. Come interattivi sono i social. L’arte deve stimolare una discussione, un dibattito, come avveniva durante i pranzi grazie ai mosaici presenti nelle ville romane. Poi, conoscere è riconoscere. Quando andiamo in un museo ci soffermiamo di più davanti alle opere che riconosciamo, e dunque le conosciamo meglio. I social in questo possono avere una funzione fondamentale, permettono a più persone di arrivare con più aspettative, e più vediamo e più ci sentiamo appagati”.

Claude Monet: the Immersive Experience, la mostra multimediale

Aprirà tra qualche giorno, sabato 1 agosto, la mostra multimediale “Claude Monet: the Immersive Experience”. Dopo Corea, Regno Unito e Spagna, la mostra sbarca a Milano al Teatro degli Arcimboldi.
Un’esposizione immersiva che consentirà al visitatore di camminare all’interno delle opere del maestro dell’impressionismo, grazie ad un sistema innovativo di video mapping 3D.

CulturaItaliaOnline, l’aggregatore social dei luoghi della cultura italiani

Il MiBACT ha lanciato CulturaItaliaOnline, un nuovo portale che aggrega in un unico strumento le migliaia di profili social di musei, biblioteche, cinema e teatri, organizzandoli per aree tematiche.
I profili aumentano quotidianamente e le istituzioni culturali possono dare il loro contributo aggiungendo i propri contenuti, al fine di rendere più visibile a livello nazionale ed internazionale l’enorme offerta culturale italiana.
Che sia un primo passo verso la famosa “Netflix della cultura”?

Scopri la Leonardiana di Vigevano con le app Enjoymuseum

Hai mai visitato la Leonardiana? Un museo nuovo, ospitato nelle splendide sale del Castello di Vigevano, città in cui Leonardo soggiornò alla corte di Ludovico il Moro.
Leonardiana è un luogo unico al mondo, dove poter ammirare l’eterogenea produzione di uno dei più grandi geni dell’umanità.
Un itinerario inedito, tra vita ed opere, tra piglio mondano e genio scientifico, tra disegni, codici e taccuini fitti di pensieri e felici intuizioni.

Contro Chiara Ferragni agli Uffizi solo snobismo, l’influencer avvicina i ragazzi alla cultura

“Le stories di Chiara Ferragni sugli Uffizi hanno avuto 550 mila apprezzamenti in poche ore, per lo più da persone che per la prima volta stabilivano una relazione emozionale col nostro patrimonio. E sotto il nostro post, nell’arco di 24 ore, abbiamo avuto 2 mila critiche, ma anche 30 mila like: se fosse una partita di calcio, sarebbe finita con un 15 a 1”.
Si chiude con le parole del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, la polemica nata lo scorso weekend in merito alla visita privata di Chiara Ferragni al museo fiorentino.
Ed è proprio così, l’importante è che se ne parli. E se l’influencer riuscirà ad avvicinare i giovani ad uno dei luoghi simbolo della cultura del nostro Paese, che ben venga. E voi, cosa ne pensate?

26 Settembre 1943

Villa Wolkonsky (Ambasciata tedesca fino all'occupazione tedesca), via Ludovico di Savoia 11

Ugo Foà e Dante Almansi sono convocati da Herbert Kappler a Villa Wolkonsky per la richiesta dei cinquanta chili d'oro

Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma tra il 1941 e il 1944, e Dante Almansi, Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944, vengono convocati da Herbert Kappler, Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma, a Villa Wolkonsky, sede dell’ambasciata tedesca fino all’occupazione. Kappler chiede la consegna di 50 chili d’oro alla Comunità, pena la deportazione di 200 dei suoi membri.

APPROFONDIMENTI

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Ugo Foà

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Dante Almansi

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Herbert Kappler

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villa Wolkonsky

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

Settimia Spizzichino

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

Settimia Spizzichino

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

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Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Dante Almansi sul suo colloquio con Herbert Kappler, in Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Milano, Guerini e associati, 2006.

“Voi e i vostri correligionari avete la cittadinanza italiana, ma di ciò a me importa poco. Noi tedeschi vi consideriamo unicamente ebrei e come tali nostri nemici. Anzi, per essere più chiari, noi vi consideriamo come un gruppo distaccato, ma non isolato dei peggiori fra i nemici contro i quali stiamo combattendo. E come tali dobbiamo trattarvi. Però non sono le vostre vite né i vostri figli che vi prenderemo se adempirete alle nostre richieste. È il vostro oro che vogliamo per dare nuove armi al nostro paese. Entro 36 ore dovete versarmene 50 Kg. Se lo verserete non vi sarà fatto del male. In caso diverso, 200 fra voi verranno presi e deportati in Germania alla frontiera russa o altrimenti resi innocui.”

Da G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2001.

“Effettivamente, la sera del 26 settembre 1943, il presidente della Comunità Israelitica di Roma e quello dell’Unione delle Comunità Italiane – tramite il dott. Cappa, funzionario della Questura – erano stati convocati per le ore 18 all’Ambasciata Germanica. Li ricevette, paurosamente cortese e «distinto», il Maggiore delle SS Herbert Kappler, che li fece accomodare e per qualche momento parlò del più e del meno in tono di ordinaria conversazione. Poi entrò nel merito: gli ebrei di Roma erano doppiamente colpevoli, come italiani […] per il tradimento contro la Germania, e come ebrei perché appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania. Perciò il governo del Reich imponeva loro una taglia di 50 chilogrammi d’oro, da versarsi entro le ore 11 del successivo martedì 28. In caso di inadempienza, razzia e deportazione in Germania di 200 ebrei. Praticamente: poco più di un giorno e mezzo per trovare 50 chili d’oro.”