Geo Smart Campus, un acceleratore (anche) di progetti culturali

Geo Smart Campus è il nuovo acceleratore di business che promuove competenze e strumenti per lo sviluppo di soluzioni innovative.
Un campus che seleziona i migliori progetti sfruttando un ambiente tecnologicamente avanzato, con il contributo di istituti di ricerca e aziende leader a livello mondiale.
Tra i progetti, ad esempio, Vtopia VR, una serie di soluzioni AR, VR, video 360° e GIS integrati per sviluppare applicazioni e studi su musei e beni culturali.

Promuovere il turismo culturale con la gamification

La Regione Umbria aveva lanciato già nello scorso settembre il progetto “Humbria²O – La cultura non si ferma” per mettere in rete 8 comuni e 14 musei e rilanciare la cultura.
Ma da domani si aggiungerà un nuovo tassello grazie agli strumenti offerti dalla narrazione digitale. E qui, inutile a dirsi, il lavoro è tutto di Fabio Viola, il primo nome a venir in mente quando si parla di gamification design.

Come offrire valore nei musei grazie alla digitalizzazione

Minsait, società operante nello sviluppo di nuovi business e relativi impatti sociali, ha pubblicato il nuovo rapporto “La tecnologia al servizio dell’arte e della cultura”, analizzando come la trasformazione digitale sia l’unico modo possibile per rispondere alle esigenze di democratizzazione dell’arte nell’attuale situazione pandemica.
Sono state individuate una serie di soluzioni tecnologiche per fornire nuovo valore ai visitatori dei musei, promuovendo arte e cultura.

Visite virtuali al museo e progettazione partecipata per gli studenti salentini

Il Polo Bibliomuseale di Lecce ha lanciato un nuovo progetto per consentire agli studenti delle scuole salentine di scoprire l’immenso patrimonio del Museo Castromediano, della Biblioteca Bernardini e di Palazzo Comi.
Incontri digitali per diminuire le distanze attraverso l’arte, ma gli studenti saranno coinvolti anche nel cantiere di progettazione partecipata per la riqualificazione degli spazi esterni del Museo Castromediano, grazie alla gamification in ambiente virtuale e a due laboratori rivolti a universitari under 30, ragazzi 8-10 anni e famiglie, a cura di Bricks for City.

Oltre 5.000 visitatori digitali per RO.ME Museum Exhibition

“Siamo rimasti piacevolmente impressionanti sia dal traffico sulla piattaforma digitale che dal numero di visitatori professionali che hanno assistito ai nostri webinar”, ha commentato Andrea Billi, coordinatore della manifestazione, aggiungendo: “la nostra intuizione iniziale si è confermata giusta: esiste una forte domanda di contenuti e approfondimenti specialistici anche per la comunità professionale. La versione digitale di RO.ME Museum Exhibition ha consentito anche a chi era molto lontano di fruire di tali stimoli, cosa che ci ha permesso di essere tutti vicini nello spirito di rilancio del settore”.

Il “sexy tutorial” per cercare libri in biblioteca

Chi non ha seguito sulla rete la polemica in seguito alla messa in onda del “tutorial” su come fare la spesa in modo sexy nella trasmissione “Detto Fatto”, condotta da Bianca Guaccero su Raidue?
Un geniale dipendente della Biblioteca Salaborsa di Bologna ha voluto stemperare la vicenda con uno scatto che lo immortala mentre si muove con la medesima posizione mimata su un carrello dalla pole dancer Emily Angelillo, ma stavolta alla ricerca di libri tra gli scaffali della sua biblioteca.
Che ne pensate? Riaccende le polemiche o le chiude con un po’ di ironia?

26 Settembre 1943

Villa Wolkonsky (Ambasciata tedesca fino all'occupazione tedesca), via Ludovico di Savoia 11

Ugo Foà e Dante Almansi sono convocati da Herbert Kappler a Villa Wolkonsky per la richiesta dei cinquanta chili d'oro

Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma tra il 1941 e il 1944, e Dante Almansi, Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944, vengono convocati da Herbert Kappler, Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma, a Villa Wolkonsky, sede dell’ambasciata tedesca fino all’occupazione. Kappler chiede la consegna di 50 chili d’oro alla Comunità, pena la deportazione di 200 dei suoi membri.

APPROFONDIMENTI

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Ugo Foà

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Dante Almansi

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Herbert Kappler

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villa Wolkonsky

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

Settimia Spizzichino

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

Settimia Spizzichino

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

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Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Dante Almansi sul suo colloquio con Herbert Kappler, in Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Milano, Guerini e associati, 2006.

“Voi e i vostri correligionari avete la cittadinanza italiana, ma di ciò a me importa poco. Noi tedeschi vi consideriamo unicamente ebrei e come tali nostri nemici. Anzi, per essere più chiari, noi vi consideriamo come un gruppo distaccato, ma non isolato dei peggiori fra i nemici contro i quali stiamo combattendo. E come tali dobbiamo trattarvi. Però non sono le vostre vite né i vostri figli che vi prenderemo se adempirete alle nostre richieste. È il vostro oro che vogliamo per dare nuove armi al nostro paese. Entro 36 ore dovete versarmene 50 Kg. Se lo verserete non vi sarà fatto del male. In caso diverso, 200 fra voi verranno presi e deportati in Germania alla frontiera russa o altrimenti resi innocui.”

Da G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2001.

“Effettivamente, la sera del 26 settembre 1943, il presidente della Comunità Israelitica di Roma e quello dell’Unione delle Comunità Italiane – tramite il dott. Cappa, funzionario della Questura – erano stati convocati per le ore 18 all’Ambasciata Germanica. Li ricevette, paurosamente cortese e «distinto», il Maggiore delle SS Herbert Kappler, che li fece accomodare e per qualche momento parlò del più e del meno in tono di ordinaria conversazione. Poi entrò nel merito: gli ebrei di Roma erano doppiamente colpevoli, come italiani […] per il tradimento contro la Germania, e come ebrei perché appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania. Perciò il governo del Reich imponeva loro una taglia di 50 chilogrammi d’oro, da versarsi entro le ore 11 del successivo martedì 28. In caso di inadempienza, razzia e deportazione in Germania di 200 ebrei. Praticamente: poco più di un giorno e mezzo per trovare 50 chili d’oro.”