Proteggere le parole 

Conservazione dei manoscritti della biblioteca Al Aqib di Timbuctù, Mali

La mostra virtuale è dedicata al progetto che, tra novembre 2019 e dicembre 2020, ha consentito di conservare la raccolta di manoscritti della biblioteca Al Aqib di Timbuctù.

Un percorso attraverso i luoghi del progetto, alla scoperta della biblioteca e della raccolta di manoscritti che in essa è conservata

Vai alla sez. I

Obiettivi, fasi di attività, persone, istituzioni coinvolte: il progetto in immagini

Vai alla sez. II

Uno degli assi portanti del progetto: tramandare il sapere e il savoir faire nel campo della conservazione

Vai alla sez. III

Le diverse attività realizzate nel corso del progetto

Vai alla sez. IV

 

La conservazione spiegata attraverso i suoi materiali

Vai alla sez. V

Ne abbiamo passate tante…

Vai alla sez. VI

Archivi, manoscritti e libri antichi

AMALIA è un’associazione senza fini di lucro che persegue uno scopo duplice: promuovere la conoscenza del patrimonio archivistico e librario, e contribuire alla tutela e alla valorizzazione del medesimo.

TIMBUCTÙ,
LA BIBLIOTECA,
I MANOSCRITTI

Dall’alto
Vista aerea della piazza di Sankoré, ove si trova la moschea che a essa dà il nome.
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La moschea di Sankoré
Nel XV-XVI secolo la moschea fu uno dei centri del sistema educativo detto "università di Timbuctù"; essa fa parte dei beni iscritti sulla lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO.
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Entriamo in biblioteca
Ingresso della biblioteca Al Aqib: prende il nome da Al Aqib, eminente erudito della città vissuto nel XVI secolo, che ne fu anche imam e cadi (giudice).
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La sala dei manoscritti
Interno della biblioteca: i manoscritti. Gli scaffali vengono coperti da teli per proteggere i manoscritti dalla polvere.
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Manoscritti
La raccolta, di circa 3300 manoscritti, copre un arco temporale dal XVI al XX secolo.
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Carta e pelle
I manoscritti sono su carta e si presentano solitamente a fogli sciolti; buona parte di essi è conservata all’interno di coperte in pelle.
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L’abito del manoscritto
Alcune coperte in pelle presentano decorazioni realizzate a secco o con intarsi di pelle o carta. Gli apparati decorativi testimoniano gli scambi intercorsi tra Timbuctù e altre aree dell’Africa e del Medio Oriente.
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I testi, la scrittura, le lingue
I manoscritti sono in scrittura araba, ma recano spesso annotazioni in lingue locali. Nell’immagine un manoscritto di poesia del XIX secolo con testo principale in arabo e annotazioni in fulfulde, bambara e songhay (per gentile concessione di HMML).
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Decorazioni
Alcuni manoscritti recano decorazioni di notevole pregio, e la scrittura stessa, nella sua espressione calligrafica, diventa ornamento (nell’immagine: preghiera sul Profeta, manoscritto del XIX secolo. Per gentile concessione di HMML).
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Il supporto
La carta su cui sono vergati i manoscritti è spesso di origine occidentale: l’analisi dei fogli su piano luminoso consente di individuare le filigrane (qui al centro, in mezzo ai due fogli) e studiarne la provenienza.
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Problemi di conservazione
Temperatura e siccità elevate, manipolazione: alcuni dei problemi di conservazione di cui soffrono i manoscritti di Timbuctù.
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IL PROGETTO

Apprendere
Il progetto si è basato sulla formazione del personale locale sui temi e le attività di conservazione.
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Fare
Col progredire delle competenze sono state avviate le attività in laboratorio: pulitura dei manoscritti, realizzazione dei contenitori di conservazione.
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Gli ambienti di conservazione
La pulizia e il controllo degli ambienti di conservazione sono parte integrante del piano di conservazione.
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Persone/1
Il successo di un progetto è determinato dalle persone che vi lavorano. Il gruppo di progetto alla biblioteca Al Aqib. Da destra: Ibrahim Nalion, Saadou Amadou Traoré, Mohamed Elmoctar Cissé, Oumar Aquit Allimam, Maria Luisa Russo.
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Persone/2
Da destra: Oumar Aquit Allimam, Al Akib Cissé, Saadou Traoré, Mohamed Elmoctar Cissé, Maria Luisa Russo.
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Unire le forze
Il progetto è stato finanziato dalla Fondazione ALIPH, la cui missione è la protezione del patrimonio culturale in area di crisi. Le competenze di AMALIA, unite al sostegno economico di ALIPH, hanno reso possibile la realizzazione del progetto.
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Collaborare
L'Università di Amburgo, Centre for the Study of Manuscript Cultures, e Hill Museum and Manuscript Library sostengono progetti di ricerca e digitalizzazione in Mali. Nella biblioteca Al Aqib le misure di conservazione del progetto AMALIA integrano il processo di salvaguardia e ricerca attraverso un lavoro sinergico con CSMC e HMML.
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La formazione

Studiare le caratteristiche
Per capire i problemi di conservazione bisogna innanzitutto studiare le caratteristiche dei materiali.
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Analizzare i manufatti
Ogni manufatto ha una sua storia: la carta su cui sono vergati i manoscritti è giunta a noi attraverso secoli di storia. Storia di persone che li hanno creati, scritti, studiati; ma anche storia climatica.
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Danni
Clima, insetti, inchiostri, azione umana: i danni rinvenuti sui manoscritti hanno origine diversa ed è necessario indagare e capire le cause per poter individuare il trattamento più adeguato.
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Valutare le opzioni
La decisione sugli interventi da effettuare è il risultato di una valutazione attenta e condivisa della situazione conservativa e delle opzioni tecniche a disposizione.
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Non solo manoscritti
Parte della formazione si è svolta su materiale a stampa, moderno e antico, al fine di acquisire competenze sulle diverse tipologie di materiali.
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All’opera
Esercitazioni di distacco di fogli danneggiati dall’acqua.
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L’ambiente
La raccolta, gestione e analisi dei parametri ambientali degli ambienti di conservazione sono state parte della formazione.
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La carta e l’ambiente
La misurazione del contenuto d’acqua della carta fornisce un’indicazione sullo stato di conservazione del supporto, sulle sue esigenze e sull’ambiente in cui essa è conservata.
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Materiali e strumenti
Confrontarsi in laboratorio sui materiali e gli strumenti di lavoro.
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Formazione e confronto
Ogni manufatto pone problemi specifici: le soluzioni da adottare e i materiali da scegliere sono frutto di una valutazione attenta.
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Formazione e confronto
Ogni manufatto pone problemi specifici: le soluzioni da adottare e i materiali da scegliere sono frutto di una valutazione attenta.
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Formazione e confronto
Ogni manufatto pone problemi specifici: le soluzioni da adottare e i materiali da scegliere sono frutto di una valutazione attenta.
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Nella sala di conservazione
La formazione si svolge anche nella sala di conservazione.
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IN TEMPI DI LOCKDOWN / 1

In supporto al nostro team anche da lontano

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IN TEMPI DI LOCKDOWN / 2

“Non funziona”: tutorial d’emergenza

le attività

Pulitura a secco
I manoscritti vengono puliti con pennelli a setola morbida in un ambiente separato.
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Realizzazione di scatole di conservazione
Per ogni manoscritto, o gruppo di piccoli manoscritti, viene realizzata una scatola su misura con cartone idoneo alla conservazione.
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Etichettatura
Le etichette vengono applicate sulle scatole.
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Lavorare insieme
Ibrahim Nalion, della città di Djenné, ha coadiuvato Oumar Aquit nelle attività di conservazione a Timbuctù.
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Pulitura degli ambienti
La sala dei manoscritti viene periodicamente pulita con aspiratore portatile professionale, per non diffondere la polvere nell’ambiente.
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Parametri ambientali
Rilevazione e analisi (anche in aereo…) dei valori di temperatura e umidità relativa della sala di conservazione.
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Collaborazione nella gestione
La collaborazione del personale locale nella parte operativa e amministrativa del progetto.
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Collaborazione nella gestione
La collaborazione del personale locale nella parte operativa e amministrativa del progetto.
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Interventi sulle carte
Sutura di strappi e tagli, per rallentare il processo di degradazione del supporto e la perdita di frammenti.
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Interventi sulle carte
Sutura di strappi e tagli, per rallentare il processo di degradazione del supporto e la perdita di frammenti.
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LA SCATOLA
Il manoscritto e la scatola realizzata su misura; ove necessario una carta di conservazione viene inserita tra il blocco delle carte e la coperta.
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Primi risultati
Il completamento della prima parte di scatole di conservazione.
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E alla fine…
Tutti i manoscritti sono stati ricondizionati all’interno delle scatole.
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Ma non è finita…
…La conservazione è un’azione continuativa, un insieme di attenzioni e di cure del manufatto, anche negli anni a venire.
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Prima e dopo la cura

No, non è una macchina del tempo. L’intervento non cancella il danno, nè arresta la degradazione del supporto. Ma può rallentarla, e consente di suturare gli strappi che potrebbero portare alla perdita di frammenti.

MANI ALL'OPERA

In Mali e in Italia

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I MATERIALI DELLA CONSERVAZIONE

Il cartone microonda
Fogli di cartone per la realizzazione delle scatole dei manoscritti. Cartone microonda, 100% cellulosa con riserva alcalina, elevata resistenza all'invecchiamento.
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L’armadio dei piccoli utensili e materiali
Pennelli, righe, cutter, guanti e tutto ciò che è necessario per le attività di conservazione.
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Carte e veli giapponesi
Per la sutura di strappi e il consolidamento delle aree indebolite delle carte sono stati utilizzati carte e veli giapponesi di diversa grammatura.
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Una valigia per Timbuctù
Alcuni materiali e strumenti non sono reperibili a Timbuctù: così, sono stati messi in una valigia e hanno viaggiato da Bamako (alcuni dall’Italia).
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E se la valigia non basta…
I fogli di cartone, pesanti e voluminosi, sono stati inviati con spedizioni postali: e, in perfetta tradizione di Timbuctù, hanno viaggiato all’interno di un baule!
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Consegna a domicilio
Il baule all’arrivo in biblioteca.
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UN PO’ DI BACKSTAGE

PIOVE

…ma noi non ci perdiamo d’animo

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Viaggiare
Ogni progetto è un viaggio metaforico. Ma questo progetto è un viaggio anche fisico: il fiume Niger dall’aereo, nel tragitto Bamako-Timbuctù.
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Aerei
Attualmente, in Mali, non sono disponibili voli civili per Timbuctù. Per recarsi a Timbuctù in aereo ci siamo avvalsi dei voli operati da UNHAS (United Nations Humanitarian Air Service).
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L’arrivo
L’aeroporto di Timbuctù.
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SICUREZZA
Le condizioni di sicurezza nel nord del Mali sono problematiche. Il supporto fornito dalla missione MINUSMA (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali) alle istituzioni pubbliche del territorio e internazionali ha creato le condizioni favorevoli anche per lo svolgimento delle attività di AMALIA.
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Traghetti
In alcuni periodi dell’anno è possibile recarsi a Timbuctù in traghetto, sul fiume Niger.
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Fatiche
Lo spostamento del baule è sempre un’impresa…
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Avventure
E anche il trasporto di materiali durante la stagione delle piogge lo è…
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Ma non perdiamo il sorriso
Impegno e concentrazione, certo: sappiamo anche ridere.
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Promozione/1
Le t-shirt con i loghi del progetto. Stampa serigrafica realizzata in Mali.
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Promozione/2
Le borse. Cotone e stampa serigrafica realizzati in Mali.
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La cartolina da Timbuctù
Abbiamo realizzato e spedito le cartoline del progetto da Timbuctù, con francobolli a tema sui manoscritti della città.
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Insieme
Grazie per aver visitato la nostra mostra virtuale!
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LA BORSA DEL PROGETTO

Come sono state stampate le borse del nostro progetto?

ENTE FINANZIATORE

ALIPH, Alleanza internazionale per la protezione del patrimonio culturale nelle zone di conflitto, è un’alleanza tra più Stati, partner privati ed esperti, che sostiene progetti in tale ambito a livello mondiale.

ALIPH is a unique international cooperation initiative designed to meet the challenge of protecting cultural heritage in conflict and post-conflict areas
VAI AL SITO
Manuscripts are the most important medium writing has ever had. For thousands of years, manuscripts have had a determining influence on all cultures that were shaped by them, their only serious rival arising in the early modern period, with the introduction of printing.
VAI AL SITO
Preserving and sharing the world’s handwritten past to inspire a deeper understanding of our present and future
VAI AL SITO
COLLABORAZIONI

L’università di Amburgo, Centre for the Study of Manuscript Cultures, e Hill Museum and Manuscript Library (Minnesota, USA) sono attivi in Mali da molti anni e la collaborazione con tali enti è stata un valore aggiunto del nostro progetto. Scoprite i loro progetti di ricerca e digitalizzazione!

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COPYRIGHT © 2017-2021 ENJOYMUSEUM S.R.L.

Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito, con il loro lavoro, al successo del progetto e della mostra.

Gruppo di progetto, in ordine alfabetico:

Oumar Aquit Allimam, Al Akib Cissé, Mohamed Elmoctar Cissé, Ibrahim Nalion, Maria Luisa Russo, Saadou Amadou Traoré.

Project manager e formatrice: Maria Luisa Russo.

Fotografo: Nicolas Réméné.

Gestione canali social: Jasmine Russo.

Si ringraziano inoltre Dmitry Bondarev (Università di Amburgo) e Columba Stewart (Hill Museum and Manuscript Library) per il supporto sempre mostrato nei confronti del progetto. Grazie anche a tutti i soci, i sostenitori e i followers di AMALIA per il loro contributo nel promuovere, e sostenere attivamente, le attività dell’associazione.

La mostra include volutamente sia immagini professionali, sia immagini realizzate da noi stessi nel corso del progetto. Perché siamo al lavoro e non su un set, e alla bellezza nitida delle foto professionali deve accompagnarsi la sincera imprecisione di quelle scattate da chi è impegnato nelle attività.

Si ringraziano tutti i collaboratori che, nel corso del progetto, hanno realizzato fotografie e le hanno messe a disposizione di AMALIA.

Qui le immagini professionali realizzate da Nicolas Réméné

26 Settembre 1943

Villa Wolkonsky (Ambasciata tedesca fino all'occupazione tedesca), via Ludovico di Savoia 11

Ugo Foà e Dante Almansi sono convocati da Herbert Kappler a Villa Wolkonsky per la richiesta dei cinquanta chili d'oro

Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma tra il 1941 e il 1944, e Dante Almansi, Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944, vengono convocati da Herbert Kappler, Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma, a Villa Wolkonsky, sede dell’ambasciata tedesca fino all’occupazione. Kappler chiede la consegna di 50 chili d’oro alla Comunità, pena la deportazione di 200 dei suoi membri.

APPROFONDIMENTI

  • IMMAGINI
  • DOCUMENTI
  • TESTIMONIANZE
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Ugo Foà

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Dante Almansi

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Herbert Kappler

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villa Wolkonsky

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

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Video Testimonianza

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Video Testimonianza

Settimia Spizzichino

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

Settimia Spizzichino

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

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Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Dante Almansi sul suo colloquio con Herbert Kappler, in Sivia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Milano, Guerini e associati, 2006.

“Voi e i vostri correligionari avete la cittadinanza italiana, ma di ciò a me importa poco. Noi tedeschi vi consideriamo unicamente ebrei e come tali nostri nemici. Anzi, per essere più chiari, noi vi consideriamo come un gruppo distaccato, ma non isolato dei peggiori fra i nemici contro i quali stiamo combattendo. E come tali dobbiamo trattarvi. Però non sono le vostre vite né i vostri figli che vi prenderemo se adempirete alle nostre richieste. È il vostro oro che vogliamo per dare nuove armi al nostro paese. Entro 36 ore dovete versarmene 50 Kg. Se lo verserete non vi sarà fatto del male. In caso diverso, 200 fra voi verranno presi e deportati in Germania alla frontiera russa o altrimenti resi innocui.”

Da G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2001.

“Effettivamente, la sera del 26 settembre 1943, il presidente della Comunità Israelitica di Roma e quello dell’Unione delle Comunità Italiane – tramite il dott. Cappa, funzionario della Questura – erano stati convocati per le ore 18 all’Ambasciata Germanica. Li ricevette, paurosamente cortese e «distinto», il Maggiore delle SS Herbert Kappler, che li fece accomodare e per qualche momento parlò del più e del meno in tono di ordinaria conversazione. Poi entrò nel merito: gli ebrei di Roma erano doppiamente colpevoli, come italiani […] per il tradimento contro la Germania, e come ebrei perché appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania. Perciò il governo del Reich imponeva loro una taglia di 50 chilogrammi d’oro, da versarsi entro le ore 11 del successivo martedì 28. In caso di inadempienza, razzia e deportazione in Germania di 200 ebrei. Praticamente: poco più di un giorno e mezzo per trovare 50 chili d’oro.”

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