Vittore Grubicy De Dragon
Quando gli uccelletti vanno a dormire

Dopo esser stato estromesso dal fratello Alberto dalla Galleria che aveva creato, Vittore decise che dipingere doveva essere per lui ragione di vita. Autodidatta o quasi, trovò nel paesaggio lacustre la forma più idonea ad esprimere la sua sensibilità intimista. Sul retro della tela sono annotati dallo stesso Grubicy gli anni 1891, 1903,1905, 1912: si riferiscono alle varie ridipinture che ha effettuato su quest’opera come usava fare su ogni dipinto ancora in suo possesso. Ciò gli consentiva di rivestire l’opera di una dimensione temporale, autobiografica, rinnovando l’emozione che ne aveva determinata la creazione. In tal modo è impossibile determinare l’evoluzione di Grubicy. Anche il dipinto “Bosco” che avete visto nella seconda sala non ci appare oggi come quando fu iniziato o esposto, bensì rivestito dell’ultima stesura di puntini. Era stato Grubicy a trasmettere in Italia le fonti scientifiche delle leggi dell’ottica. Egli ne fece un uso unico e personale, creando con interventi successivi nel tempo una materia a strati sovrapposti l’ultimo dei quali a puntini. Questa sua originalissima concezione del dipinto era ispirata da una serie di teorie sui concetti di tempo e di percezione elaborate in Francia e molto in voga all’epoca. Ogni stesura successiva corrisponde per lui alla percezione e allo stato d’animo del momento. In “Quando gli uccelletti vanno a dormire”, che Vittore considerava giustamente uno dei suoi lavori migliori, egli trasforma un crepuscolo invernale sul lago in uno stato d’animo di lieve malinconia.

1891, 1903, 1905, 1912
Olio su tela, 31,5 × 50,5 cm

Collezione privata, in comodato d’uso presso Il Divisionismo ‒ Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

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