Giuseppe Pellizza da Volpedo
Sul fienile

Per Pellizza a partire degli anni 90 è la luce del paesaggio di Volpedo, centro del suo microcosmo interiore, che genera la simbologia del dipinto. “Sul Fienile” ne è dimostrazione chiara. Alla fine dell’estate 1892, osservando il fienile in ombra di fronte al suo studio e al di là di esso la campagna assolata, pensò a contrapporre la fine della vita alla natura perennemente rigenerata. Così nasce quest’opera, uno dei suoi capolavori. “Doveva essere una storia greve”, scrive Pellizza. Un operaio agricolo senza dimora né famiglia, colto da malore, sta chiudendo i propri giorni sulla paglia di un fienile. La genesi del dipinto passa attraverso numerosi disegni e due studi ad olio intitolati “Carità cristiana”. Il cambiamento di titolo, come sempre in Pellizza, corrisponde ad una maturazione del soggetto: quello definitivo spoglia l’opera di qualsiasi implicazione patetica. “Sul Fienile” è una meditazione sulla morte senza sovrastrutture ideologiche o religiose. Dietro, mentre si consuma il dramma, i piccoli tocchi verdi e gialli della vegetazione e le rassicuranti geometrie delle case riaffermano la continuità della vita. Dalla controluce del primo piano all’intensa luminosità delle quinte, si afferma un vitalismo che nulla deve alla fede cattolica, ma sembra più vicino al mito dell’eterno ritorno espresso da Nietzsche in Così parlò Zaratustra.

1893
Olio su tela, 133 × 243,5 cm

Collezione privata

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