24 marzo 1944

Via Ardeatina 174

Eccidio delle Fosse Ardeatine

335 persone sono uccise in una cava della via Ardeatina. 77 di loro erano ebree.
Come reazione all’azione partigiana condotta in via Rasella il 23 marzo, in cui perdono la vita 33 militari tedeschi, i nazisti prelevano detenuti da Regina Coeli e via Tasso, li conducono nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina e li uccidono con un colpo alla nuca. La cava viene poi fatta esplodere e i corpi restano sepolti. Verranno recuperati solo nell’estate successiva, dopo la liberazione di Roma.

APPROFONDIMENTI

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Michele Di Veroli

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Esterno

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Grotta dell’eccidio

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I sacelli

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I sacelli

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

Michele Di Veroli, 15 anni, arrestato e ucciso insieme al padre Attilio per motivi razziali. La più giovane vittima dell'eccidio

Mausoleo delle Fosse Ardeatine

Telegramma, intercettato dagli Alleati, spedito da Dannecker all'ufficio Affari ebraici (IV B4) del RSHA di Berlino: "Al momento un unico treno merci ha lasciato Roma il 18.10.43, ore 19.00. Trasporta 1007 ebrei. Il trasporto è accompagnato da 20 uomini (più un capo trasporto). Responsabile del trasporto l'SS. Oberschaführer Arndze [?] […]".

The National Archives, Kew, London

Esterno

Telegramma, intercettato dagli Alleati, spedito da Dannecker all'ufficio Affari ebraici (IV B4) del RSHA di Berlino: "Al momento un unico treno merci ha lasciato Roma il 18.10.43, ore 19.00. Trasporta 1007 ebrei. Il trasporto è accompagnato da 20 uomini (più un capo trasporto). Responsabile del trasporto l'SS. Oberschaführer Arndze [?] […]".

The National Archives, Kew, London

Grotta dell'eccidio

Telegramma, intercettato dagli Alleati, spedito da Dannecker all'ufficio Affari ebraici (IV B4) del RSHA di Berlino: "Al momento un unico treno merci ha lasciato Roma il 18.10.43, ore 19.00. Trasporta 1007 ebrei. Il trasporto è accompagnato da 20 uomini (più un capo trasporto). Responsabile del trasporto l'SS. Oberschaführer Arndze [?] […]".

The National Archives, Kew, London

I sacelli

Telegramma, intercettato dagli Alleati, spedito da Dannecker all'ufficio Affari ebraici (IV B4) del RSHA di Berlino: "Al momento un unico treno merci ha lasciato Roma il 18.10.43, ore 19.00. Trasporta 1007 ebrei. Il trasporto è accompagnato da 20 uomini (più un capo trasporto). Responsabile del trasporto l'SS. Oberschaführer Arndze [?] […]".

The National Archives, Kew, London

I sacelli

Telegramma, intercettato dagli Alleati, spedito da Dannecker all'ufficio Affari ebraici (IV B4) del RSHA di Berlino: "Al momento un unico treno merci ha lasciato Roma il 18.10.43, ore 19.00. Trasporta 1007 ebrei. Il trasporto è accompagnato da 20 uomini (più un capo trasporto). Responsabile del trasporto l'SS. Oberschaführer Arndze [?] […]".

The National Archives, Kew, London

Telegramma, intercettato dagli Alleati, spedito da Dannecker all'ufficio Affari ebraici (IV B4) del RSHA di Berlino: "Al momento un unico treno merci ha lasciato Roma il 18.10.43, ore 19.00. Trasporta 1007 ebrei. Il trasporto è accompagnato da 20 uomini (più un capo trasporto). Responsabile del trasporto l'SS. Oberschaführer Arndze [?] […]".

The National Archives, Kew, London

Il comunicato dell’agenzia Stefani sulla strage “già eseguita”

“Il Messaggero”, 25 marzo 1944

Biglietto consegnato dai nazisti agli ebrei durante la razzia del 16 ottobre.

Archivio privato Renato Di Veroli

Testimonianza tratta da A. PORTELLI, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli, 1999

(Liana Gigliozzi, nata nel 1942, impiegata, figlia di Romolo Gigliozzi, ucciso in quanto antifascista): “Mia madre è andata per un mese a Regina Coeli, perché forse si diceva che forse l’avevano portato a Regina Coeli; è andata a Regina Coeli tutti i giorni perché gli portava il cambio però il cambio sporco non glielo ridavano indietro. Lo prendevano però nessuno sapeva dire niente; se c’era, non c’era, nessuno le ha detto niente, fino a quando hanno trovato il cadavere di mio padre alle Fosse Ardeatine”

(Ester Fano, nata nel 1936, professoressa universitaria, figlia di Giorgio Fano, ucciso in quanto ebreo): “A questo punto il problema era trovare se il nome era o non era nelle liste, con delle varianti. E da quelle che arrivarono, si poteva capire che [mio padre] c’era. Anche perché c’era un ordine dei nomi, avevano vuotato le celle in un cert’ordine, c’erano tre-quattro nomi che erano sempre insieme, due dei quali erano lontani parenti di mia madre, si chiamavano Milano, erano due fratelli. Anziani. E poi c’era un certo Alberto Di Nepi, che lui conosceva, e che era più anziano di lui. Devon essere stati, pare, nella stessa cella, e sono stati trovati vicini”.

(Alessandro Portelli): “Romolo Gigliozzi viene riconosciuto dalla giacca bianca da barista e dalla cinta che gli aveva regalato la moglie; Mosè Di Consiglio dalla pipa, dalla dentiera e dal bastone per camminare; Giorgio Fano dai resti di un rammendo su una giacca, un fodero per gli occhiali, fotografie illeggibili; Giuseppe Montezemolo dalla camicia con le iniziali e dall’anello”.

26 Settembre 1943

Villa Wolkonsky (Ambasciata tedesca fino all'occupazione tedesca), via Ludovico di Savoia 11

Ugo Foà e Dante Almansi sono convocati da Herbert Kappler a Villa Wolkonsky per la richiesta dei cinquanta chili d'oro

Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma tra il 1941 e il 1944, e Dante Almansi, Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944, vengono convocati da Herbert Kappler, Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma, a Villa Wolkonsky, sede dell’ambasciata tedesca fino all’occupazione. Kappler chiede la consegna di 50 chili d’oro alla Comunità, pena la deportazione di 200 dei suoi membri.

APPROFONDIMENTI

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Ugo Foà

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Dante Almansi

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Herbert Kappler

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villa Wolkonsky

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

Settimia Spizzichino

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

Settimia Spizzichino

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

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Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Dante Almansi sul suo colloquio con Herbert Kappler, in Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Milano, Guerini e associati, 2006.

“Voi e i vostri correligionari avete la cittadinanza italiana, ma di ciò a me importa poco. Noi tedeschi vi consideriamo unicamente ebrei e come tali nostri nemici. Anzi, per essere più chiari, noi vi consideriamo come un gruppo distaccato, ma non isolato dei peggiori fra i nemici contro i quali stiamo combattendo. E come tali dobbiamo trattarvi. Però non sono le vostre vite né i vostri figli che vi prenderemo se adempirete alle nostre richieste. È il vostro oro che vogliamo per dare nuove armi al nostro paese. Entro 36 ore dovete versarmene 50 Kg. Se lo verserete non vi sarà fatto del male. In caso diverso, 200 fra voi verranno presi e deportati in Germania alla frontiera russa o altrimenti resi innocui.”

Da G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2001.

“Effettivamente, la sera del 26 settembre 1943, il presidente della Comunità Israelitica di Roma e quello dell’Unione delle Comunità Italiane – tramite il dott. Cappa, funzionario della Questura – erano stati convocati per le ore 18 all’Ambasciata Germanica. Li ricevette, paurosamente cortese e «distinto», il Maggiore delle SS Herbert Kappler, che li fece accomodare e per qualche momento parlò del più e del meno in tono di ordinaria conversazione. Poi entrò nel merito: gli ebrei di Roma erano doppiamente colpevoli, come italiani […] per il tradimento contro la Germania, e come ebrei perché appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania. Perciò il governo del Reich imponeva loro una taglia di 50 chilogrammi d’oro, da versarsi entro le ore 11 del successivo martedì 28. In caso di inadempienza, razzia e deportazione in Germania di 200 ebrei. Praticamente: poco più di un giorno e mezzo per trovare 50 chili d’oro.”