September 26, 1943

Villa Wolkonsky (German embassy until the occupation), 11 Via Ludovico di Savoia.

Herbert Kappler called Ugo Foà and Dante Almansi to Villa Wolkonsky to demand a ransom of 50 kgs of gold.

“Ugo Foà, President of Rome’s Jewish Community from 1941 to 1944, and Dante Almansi, President of the Italian Union of Jewish Communities from 1939 to 1944, were summoned to Villa Wolkonsky (base of the German embassy until the occupation) by Herbert Kappler, Head of the German Security Police (SIPO) in Rome.
Kappler ordered the community to hand over 50 kg of gold, otherwise 200 of its members would be deported.”

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Ugo Foà

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Dante Almansi

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Herbert Kappler

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villa Wolkonsky

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

Portrait of Ugo Foà (1887-1953), President of the Rome Jewish Community in the early 1940s and throughout the Nazi occupation, in his capacity as Attorney General of the Court of Appeal in Rome (1934 - 1938).

Federico Spoltore, oil on canvas. Jewish Museum of Rome

Portrait of Ugo Foà (1887-1953), President of the Rome Jewish Community in the early 1940s and throughout the Nazi occupation, in his capacity as Attorney General of the Court of Appeal in Rome (1934 - 1938).

Federico Spoltore, oil on canvas. Jewish Museum of Rome

Dante Almansi (1877-1949), legal expert, prefect and advisor to the Court of Auditors from 1930 until the enactment of anti-Jewish laws. President of the Italian Union of Jewish Communities from 1939 to 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Turin, Einaudi, 1988

Dante Almansi (1877-1949), legal expert, prefect and advisor to the Court of Auditors from 1930 until the enactment of anti-Jewish laws. President of the Italian Union of Jewish Communities from 1939 to 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Turin, Einaudi, 1988

Herbert Kappler (1907-1978), head of the German Security Police (SIPO) in Rome.

Bundesarchiv, Berlin

Herbert Kappler (1907-1978), head of the German Security Police (SIPO) in Rome.

Bundesarchiv, Berlin

Villa Wolkonsky during the Nazi occupation.

The National Archives, Kew, London

Villa Wolkonsky during the Nazi occupation.

The National Archives, Kew, London

Record of Kappler’s interrogation, held on August 22, 1947, on the summons he issued to the two Jewish community Presidents, Ugo Foà and Dante Almansi, and the demand for 50 kgs of gold.

Military Court of Rome

Record of Kappler’s interrogation, held on August 22, 1947, on the summons he issued to the two Jewish community Presidents, Ugo Foà and Dante Almansi, and the demand for 50 kgs of gold.

Military Court of Rome

Dante Almansi on his meeting with Herbert Kappler, in Sivia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Milano, Guerini e associati, 2006.

“You and your co-religionists have Italian citizenship, but I don’t really care about that. We Germans view you as solely Jews and as such, our enemies. Actually, to be even clearer, we consider you as a group that is detached but not isolated from the worst of the enemies we’re fighting. And this is how we must treat you. However, we will not take your lives or those of your children if you fulfil our requests. It is your gold we want, to give our country new weapons. Within 36 hours you must pay 50 kgs of gold. If you hand it over, no harm will come to you. If not, 200 of you will be taken and deported to the Russian front in Germany or will be rendered harmless.”

From G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2001.

“Actually, the President of Rome’s Jewish Community and his counterpart at the Italian Union of Jewish Communities were summoned to the German Embassy at 6pm on September 26, 1943 through Dr. Cappa, an official at Rome’s Police headquarters. They were received by the frighteningly polite and “distinguished” SS Major, Herbert Kappler, who made them sit down and engaged in totally ordinary conversation and small talk for a few moments. Then he got to the point: the Jews of Rome were doubly guilty, as Italians […] for their betrayal of Germany, and as Jews, because they belonged to the race of Germany’s eternal enemies. So, the government of the Reich was imposing a levy of 50 kilograms of gold, to be paid by 11am the following Tuesday, 28th. If this condition was breached, 200 Jews would be arrested and deported to Germany. Basically: just over a day-and-a-half to find 50 kgs of gold.”

26 Settembre 1943

Villa Wolkonsky (Ambasciata tedesca fino all'occupazione tedesca), via Ludovico di Savoia 11

Ugo Foà e Dante Almansi sono convocati da Herbert Kappler a Villa Wolkonsky per la richiesta dei cinquanta chili d'oro

Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma tra il 1941 e il 1944, e Dante Almansi, Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944, vengono convocati da Herbert Kappler, Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma, a Villa Wolkonsky, sede dell’ambasciata tedesca fino all’occupazione. Kappler chiede la consegna di 50 chili d’oro alla Comunità, pena la deportazione di 200 dei suoi membri.

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Ugo Foà

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Dante Almansi

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Herbert Kappler

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villa Wolkonsky

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Verbale dell'interrogatorio

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Almansi in Rigano, p.27

Settimia Spizzichino

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

Settimia Spizzichino

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Nasce il 15 aprile del 1921 ed è la quarta di sei figli. In un primo tempo la famiglia vive a Tivoli dove il padre, Marco Mosè Spizzichino, è commerciante. Dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, persa la licenza del negozio, la famiglia decide di trasferirsi a Roma, presso le figlie Ada e Gentile ormai sposate.
Il 16 ottobre i nazisti irrompono nell’appartamento di via della Reginella 2, dove gli Spizzichino risiedono. Con la prontezza che la contraddistingue, Settimia riesce a salvare la sorella Gentile e i suoi tre figli dichiarandoli non ebrei. Lei viene però deportata con la madre Grazia Di Segni, le sorelle Giuditta e Ada, la nipotina Rosanna di solo 18 mesi.
All’arrivo a Birkenau solo Settimia e Giuditta superano la selezione, mentre le altre vengono mandate alle camere a gas. Giuditta, purtroppo, non sopravvive al lavoro schiavo.
Settimia, immatricolata con il numero 66210, viene successivamente trasferita ad Auschwitz I per essere sottoposta a una terribile sperimentazione medica a cui miracolosamente sopravvive. Nel gennaio del 1945 deve affrontare anche la “marcia della morte” verso il campo di Bergen-Belsen, dove rimane fino all’arrivo degli inglesi. L’11 settembre rientra finalmente a Roma.
Settimia è una delle prime persone sopravvissute ad Auschwitz a testimoniare il dramma della Shoah, impegno che avrebbe onorato per tutta la vita.
Nel 1996 esce il suo libro: Gli anni rubati. Muore il 3 luglio 2000 a Roma.

Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo David Calò

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Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Ritratto di Ugo Foà (1887-1953), presidente della Comunità Israelitica di Roma nei primi anni '40 e per tutto il periodo dell'occupazione nazista, in veste di procuratore generale della Corte d'appello di Roma (1934 - 1938).

Federico Spoltore, olio su tela. Museo Ebraico di Roma

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Dante Almansi (1877-1949), giurista, prefetto, consigliere della Corte dei Conti dal 1930 fino alla promulgazione delle leggi antiebraiche. Presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane dal 1939 al 1944.

Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Herbert Kappler (1907-1978), Capo della Polizia di Sicurezza tedesca (Sipo) a Roma.

Bundesarchiv, Berlin

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Villa Wolkonsky durante l'occupazione nazista.

The National Archives, Kew, London

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Verbale dell'interrogatorio di Kappler, avvenuto il 22 agosto 1947, sulla convocazione dei due presidenti Foà e Almansi per la richiesta dei 50 chili d'oro.

Tribunale Militare di Roma

Dante Almansi sul suo colloquio con Herbert Kappler, in Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Milano, Guerini e associati, 2006.

“Voi e i vostri correligionari avete la cittadinanza italiana, ma di ciò a me importa poco. Noi tedeschi vi consideriamo unicamente ebrei e come tali nostri nemici. Anzi, per essere più chiari, noi vi consideriamo come un gruppo distaccato, ma non isolato dei peggiori fra i nemici contro i quali stiamo combattendo. E come tali dobbiamo trattarvi. Però non sono le vostre vite né i vostri figli che vi prenderemo se adempirete alle nostre richieste. È il vostro oro che vogliamo per dare nuove armi al nostro paese. Entro 36 ore dovete versarmene 50 Kg. Se lo verserete non vi sarà fatto del male. In caso diverso, 200 fra voi verranno presi e deportati in Germania alla frontiera russa o altrimenti resi innocui.”

Da G. Debenedetti, 16 ottobre 1943, Torino, Einaudi, 2001.

“Effettivamente, la sera del 26 settembre 1943, il presidente della Comunità Israelitica di Roma e quello dell’Unione delle Comunità Italiane – tramite il dott. Cappa, funzionario della Questura – erano stati convocati per le ore 18 all’Ambasciata Germanica. Li ricevette, paurosamente cortese e «distinto», il Maggiore delle SS Herbert Kappler, che li fece accomodare e per qualche momento parlò del più e del meno in tono di ordinaria conversazione. Poi entrò nel merito: gli ebrei di Roma erano doppiamente colpevoli, come italiani […] per il tradimento contro la Germania, e come ebrei perché appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania. Perciò il governo del Reich imponeva loro una taglia di 50 chilogrammi d’oro, da versarsi entro le ore 11 del successivo martedì 28. In caso di inadempienza, razzia e deportazione in Germania di 200 ebrei. Praticamente: poco più di un giorno e mezzo per trovare 50 chili d’oro.”