Giovanni Segantini
Savognino sotto la neve

Non più vista dal 1970 quest’opera, malgrado fosse nascosta al grande pubblico, ha fatto versare molto inchiostro e non a caso ne esistono alcuni falsi. E’ un unicum nella produzione di Segantini, autore che raramente si cimenta in paesaggi puri dal gusto espressionista, come questo. Qui la luce è concentrata nella zona di neve in primo piano, mentre le architetture sono disegnate con linee ruvide; il divisionismo è di contrasti di colori puri, come si può osservare nel cielo: l’insieme assume una forte valenza emotiva, accentuata dalla nota lugubre del volo dei corvi. Segantini parlava della neve come “morte di tutte le cose”, ed è proprio il sentimento che esprime questa tela. È riferibile al 1890, certo non prima, come dimostrano sia il pieno possesso della tecnica divisionista che la rappresentazione dei monti, dietro Savognino, sotto un cielo intenso. Nei primi anni nei Grigioni, Segantini si concentrava sul villaggio preferendo rimandare a più tardi la rappresentazione delle montagne. Va ricordato che i paesaggi segantiniani non sono mai ripresa diretta dal vero. Nonostante l’artista dipingesse all’aperto, creando delle apposite strutture per proteggere le tele e lasciarle in loco sino al termine del lavoro, il suo approccio era l’opposto di quello degli impressionisti: la realizzazione di un’opera si protraeva per mesi e anni, reinterpretando la percezione e cambiando persino le angolazioni se tali modifiche gli sembravano giustificate per rendere l’essenza della natura. E anche questo dipinto, capolavoro atipico di Segantini, non fa eccezione.
1890
Olio su tela, 35 × 50 cm
Collezione privata

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