Giovanni Segantini
Petalo di rosa

Con l’adozione della tecnica divisionista, in quest’opera l’artista si misura con lo splendore della luce naturale, in un passaggio tra finzione imitativa del vero e una nuova pienezza della realtà, di cui egli dichiarava la rigenerante potenza simbolica. “Petalo di rosa”, che Segantini avrebbe voluto chiamare “Foglia di rosa”, e che ritrae il bel volto di Bice, sua compagna di vita, cela in sé un mistero. Gli interventi di restauro e le recenti analisi diagnostiche, dimostrano inequivocabilmente come l’opera sia stata ridipinta sopra “Tisi galoppante”: una scena di genere che raffigurava una giovane agonizzante di cui era ritratta solo la testa affondata in un cuscino con pochi altri elementi d’ambiente. La lettura stratigrafica del dipinto ha rivelato l’uso dei metalli, oro e argento, una pratica rinascimentale in sé antitetica al divisionismo, che accentra la luce sugli occhi e la chioma, nonché sulla tappezzeria del fondo. Nel 1890, quando dipinge “Petalo di Rosa”, Segantini pratica il divisionismo ormai da circa quattro anni, 9 da Tisi galoppante, e sono anni fondamentali, di grandi sconvolgimenti, che spiegano il motivo per cui, ormai figura di spicco internazionale, abbia voluto cancellare un quadro degli esordi, ridipingendone un altro sulla stessa tela, di maggior respiro e consono alla sua evoluzione.

1890
Olio su tela con aggiunta a foglia e polvere d’oro e d’argento, 64 x 50 cm,

firmato e datato in alto a destra, “G. Segantini 1890”. Sul verso scritta a matita “Segantini. Un pétale de rose. Hiver 1890 à Savognine Op. LXXXVI”
Collezione privata.

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