Gaetano Previati
La migrazione in Val Padana

Il magistrale trittico, realizzato tra il 1916-1917, non è più stato visto dalla Mostra “Previati a Ferrara” nel 1969. È l’ultima opera importante di Previati. L’artista morirà tre anni più tardi in uno stato di abbattimento che da mesi gli impediva di dipingere. È il suo canto del cigno, un’opera monumentale configurata come un fregio pervaso da una luce visionaria che ne demarca la natura onirica e simbolista. Lo vedete prima di entrare nella sala dedicata all’artista, mentre in realtà dovrebbe concluderla. Tuttavia, il lungo corridoio di accesso è particolarmente adatto a valorizzarne la struttura e sembra sottolinearne il simbolismo. Rievocazione dei tramonti autunnali della campagna ferrarese che avevano fatto parte dell’infanzia dell’artista, l’opera è un ritorno alla fanciullezza. Lo schema compositivo è stilizzato e antinaturalistico. I cipressi di verdi cupi che contrastano con la gamma dei rossi del vasto cielo formano la tela centrale del trittico. Quest’ultima crea una quinta con le due laterali in cui gli animali stilizzati appaiono in processione dietro e fuori campo. L’effetto di luce e la particolare composizione, in cui la tela centrale è la più piccola, concorrono a dare un senso di circolarità alla scena. Dall’opera in esame si evince lo spiccato interesse di Previati per la fotografia in movimento inventata da Muybridgee.


1916-1917
Olio su tela, 100 × 160 cm


Roma, Enel

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