Giuseppe Pellizza da Volpedo
Il roveto

“Il roveto” è un magico connubio tra il rigore della tecnica divisionista e una composizione senza angoli né parallele. Non a caso la tela è centinata, ovvero dipinta nella parte superiore in modo da farla apparire ricurva. Questo stratagemma è spesso adoperato nei dipinti simbolisti del periodo. In questo caso Pellizza se ne serve proprio per assecondare l’andamento ondulatorio delle masse di vegetazione. Qui la luce è protagonista indiscussa: penetra attraverso le foglie ed inonda tutta la tela, fino ad irradiare anche noi spettatori. Le pennellate sono stese a piccole macchie, a filamenti, a puntini, comunque sempre con pennelli a setole finissime e flessuose, in modo che le piante schermino il sole che tramonta. Pellizza ci sta comunicando l’emozione suscitata in lui dalla natura che si intuisce al di là dell’immagine come nella siepe leopardiana. In quegli anni, avendo approfondito i fenomeni della refrazione studiati da Ogden Rood, Pellizza è in grado di misurarsi con la traduzione dei fenomeni luminosi generati dal sole, persino in osservazione diretta: un anno più tardi dipingerà “Sole nascente” della Galleria Nazionale di Roma, una delle vette del paesaggio simbolista italiano di matrice divisionista, senza equivalente in Europa. In “Il roveto”, l’assenza dell’essere umano o animale e l’inquadratura ravvicinata sui cespugli servono proprio ad amplificare la potenza di questa simbologia della luce.

1900-1903
Olio su tela, 73 × 92 cm

Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

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