sala 1

benvenuti alla mostra

un gigante nella terra delle piramidi

sala 2

LA RISCOPERTA DELL'EGITTO DEI FARAONI

Lanterna magica

Karnak The Obelisks

sala 3

PADOVA
LA CITTÀ DI BELZONI

Padova (veduta prospettica da ponente)

Porta di Venezia detta il Portello

sala 4

UN PERSONAGGIO FUORI DAGLI SCHEMI

Passaporto rilasciato a Giovanni Battista Belzoni

Album di schizzi di Giovanni Battista Belzoni

Quaderno di appunti di Sarah Parker Brown Belzoni

Ritratto di Giovanni Battista Belzoni

sala 5

VIVERE IN EGITTO

Frammento di cassetta con raffigurazione di arpista

Melegrane

Paio di sandali

Statuetta di Thot in forma di ibis

Modellino di marinaio

sala 6

LA MACCHINA IDRAULICA
ED IL GIOCO DEGLI SPECCHI

Quaderno di appunti di Burckhardt

Ushabti di Nebenmaat, servitore nella Sede della Verità

Coppa di Djehuty

sala 7

IL PRIMO VIAGGIO LUNGO IL NILO

Testa di divinità o regina

Tavola II

Profilo reale

Lettere in aramaico

Modellino di tempio

Disegno (prob.) raffigurante il faraone con divinità

sala 8

IL SECONDO VIAGGIO LUNGO IL NILO

Statuetta di Anubi

Specchio con manico decorato da due falchi giustapposti

Libro dei Morti di Horo, figlio di Taesi

Sarcofago mediano di Padiamenemope

Scarabei del cuore

Statuetta di uccello androcefalo raffigurante il ba del defunto

sala 9

L’AVVENTURA DI ABU SIMBEL

Sfinge a testa di falco

sala 10

LA MUMMIFICAZIONE

Due mummie di gatto

Mummia di serpente

Mummia di coccodrillo

Mummia di canide

Mummia della bambina Giupra

sala 11

LA TOMBA DI SETHI I
"GRANDE E MAGNIFICA"

Sethi I al cospetto di Horo, Hathor e Osiride

Rilievo raffigurante la dea Maat

Ushabti di Sethi I

Invito a Mr Hill

Ushabti di Sethi I

sala 12

LA PIRAMIDE DI CHEFREN

Medaglia commemorativa per l’apertura della piramide di Chefren (marzo 1818)

Triade con Osiride tra Horus e sovrano

sala 13

L'AVVENTURA CONTINUA

Firma di G.B. Belzoni all'interno della piramide di Chefren

Autoritratto, Raffaello Sanzio
Tempera su tavola, 1506
47.5 x 34,8 cm
Le Gallerie degli Uffizi, Firenze, Italia

Credit:
Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi.

In occasione delle Celebrazioni dell’anniversario dei 500 anni dalla morte, Magister Raffaello vuole onorare con questa mostra un artista unico che ha dedicato all’Arte tutta la sua vita. Raffaello iniziò a lavorare molto giovane e la sua grandezza gli fu presto riconosciuta.  Enormemente apprezzato nel suo tempo, nel corso dei secoli, dopo la sua morte avvenuta a soli trentasette anni, la sua fama si è sempre più consolidata portandolo a diventare uno degli artisti più studiati e ammirati al mondo. In un viaggio alla ricerca dell’ideale eccelso di serenità e bellezza del Rinascimento, attraverso alcune sue opere fondamentali, Raffaello ci condurrà nei luoghi e nelle straordinarie storie da lui vissute.

Introduzione alla mostra

Il giovane Favoloso

Credit:
Carnovsky per Magister Art.
Il giovane Raffaello era un privilegiato assoluto: dotato dalla natura di capacità straordinarie, oltre ad essere un pittore e un disegnatore nato, cresce a fianco del padre Giovanni Santi, un artista molto rispettato nella città di Urbino, che in quel momento rappresentava uno snodo culturale fondamentale per l’Europa intera. Il destino pare dunque, a questo giovane favoloso, essere del tutto favorevole, ma le cose, si sa, non vanno sempre come pensiamo. Quando nacque, nel 1483, il padre era titolare di un’importante bottega d’arte molto apprezzata dai Duchi di Montefeltro, che controllavano con autorevolezza l’intero territorio. Giovanni Santi era inoltre scrittore, uomo di grandissima cultura circondato da prestigiose amicizie: Raffaello ebbe così modo di conoscere gli artisti, gli scultori e gli architetti più noti in Italia e quelli che venivano dalle Fiandre. Quando era appena undicenne, l’amato padre venne a mancare a poca distanza dalla morte della madre. Così, persi gli importanti appoggi familiari, nella prima giovinezza non ricevette incarichi nella sua città, già pulsante e ricca di artisti affermati.
La corte dei Montefeltro, grazie alla loro lungimirante committenza, fu difatti sulla fine del Quattrocento epicentro delle più alte espressioni artistiche, documentate dalla presenza di opere di Piero della Francesca, Luciano Laurana, Antonio del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini e molti altri ancora.
Alla morte del padre che aveva dominato la scena urbinate, i colleghi pittori, per guadagnarsi uno spazio, cercarono di frenare l’attività della bottega ereditata dal fanciullo. Tra tutti gli artefici di quelle azioni ostili, vanno ricordati due nomi in particolare, Gerolamo Genga e Timoteo Viti, che lavoravano e dipingevano insieme, sempre escludendo Raffaello. Imparerà a lottare da subito con tutte le sue forze per potere emergere, e riuscirà ad essere operoso solo nelle vicinanze di Urbino, ma non in città, dovendo di fatto da essa emigrare.

Lo sposalizio della Vergine, Raffaello Sanzio
Olio su tavola, 1504
170 x 117 cm
Pinacoteca di Brera, Milano, Italia

Credit:
2020. Foto Scala, Firenze – su concessione MiBACT.

La città ideale ci invita al viaggio: il grande capolavoro dell’arte italiana rappresenta il paradigma del clima culturale e artistico sviluppatosi alla corte dei Montefeltro a Urbino. Attribuita a grandi pittori, in verità mai con certezza, l’opera affascina anche per il suo enigmatico utilizzo altrettanto ignoto: bozzetto scenografico per utilizzo teatrale o studio di prospettiva per fini architettonici? In una piazza un edificio a pianta circolare sta al centro, intorno a questo mausoleo-tempio sono raffigurate due quinte simmetriche di palazzi. L’atmosfera sospesa di una città completamente deserta sta in contrasto con alcune porte e finestre aperte e con i balconi dove piante fiorite danno il senso della presenza della vita umana. A questa opera “metafisica” si ispirò il giovane Raffaello, che la rappresenterà nel suo primo capolavoro: il Matrimonio della Vergine. Era proprio nel pieno della sua tenace lotta per la sopravvivenza artistica, quando giunse a Città di Castello e concepì il Matrimonio della Vergine, dipinto da eseguire su commissione per una chiesa della cittadina, prima ordinato alla bottega del Perugino.  Ma in che modo il giovanissimo Raffaello Sanzio riuscì, nel 1504, a raggiungere un livello d’eccellenza che gli permise con quell’opera di dialogare coi più grandi maestri del tempo? E soprattutto con quale carattere si mise a competere con Pietro Perugino, al quale in quel momento tutta Italia guardava con ammirazione? In effetti, Raffaello dimostra una personalità già incredibile per la sua età, quando recupera e imita molti degli elementi del quadro del suo maestro, ma al tempo stesso, introduce innovativi spunti e intuizioni particolari che dimostrano che non era un artista come tutti gli altri. Raffaello indaga e dispone i personaggi in modo naturale nella scena e non solo “fissandoli” nello spazio in modo quasi irreale come il Perugino. Li colloca anche sullo sfondo per dilatare la visione prospettica, mentre quelli che abitano lo spazio in primo piano stanno con lo sguardo rivolto non tanto al matrimonio ma quasi isolati dalla scena centrale. Inoltre usa colori accesi per gli abiti e le vesti, lontano da quelli solitamente usati dai suoi maestri. Il tempio disegnato alla perfezione, simbolo di architettura e armonia, contiene il grande architrave sopra il portale che reca la firma di Raffaello e l’anno di realizzazione. Egli dichiara con questa prima opera che il suo genio artistico non poteva certo essere sottomesso completamente alle rigide regole del tempo. La sua forte personalità, di lì a poco, sarebbe infatti esplosa.

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